Olimpiadi Invernali del 2026: per proteggerle è necessario avviare subito il programma CAMM-ER con fondi certi

Giu 28 2019
Riccardo Ferretti
Con l’inevitabile radiazione dei vecchi missili Spada, nel 2021 l’Italia perderà la capacità di difesa aerea a corto raggio necessaria a proteggere i grandi eventi e le truppe schierate all’estero. Nel prossimo DPP dovrebbe essere inserito l’avvio dello sviluppo del sistema CAMM-ER finanziato con 95 milioni di euro in 5 anni a partire dal 2019, ma la gran parte di questi fondi potrebbe essere revocata in corso d’opera.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha selezionato Milano e Cortina come sedi per lo svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali del 2026. Per l’Italia si tratta di un’importante opportunità ma anche di una grande responsabilità. L’organizzazione di un grande evento comporta il dispiegamento di un dispositivo di sicurezza che va ben oltre i normali controlli di polizia. Dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001 è divenuta prassi consolidata in tutto il mondo lo schieramento di sistemi di difesa aerea a corto e medio raggio in grado di garantire la protezione dei luoghi in cui si svolgono grandi eventi dalla minaccia rappresentata da aerei dirottati da terroristi o da velivoli di piccole dimensioni (come elicotteri, aerei da diporto, ultraleggeri, ecc.). Questi ultimi possono essere particolarmente insidiosi poiché hanno generalmente una ridotta traccia radar, possono volare a quote molto basse e a velocità troppo ridotte per poter essere efficacemente intercettati dai caccia. Il dispiegamento di sistemi missilistici a corto raggio, in grado di garantire la difesa di punto in occasione dei grandi eventi è dunque ormai irrinunciabile.

In Italia questa capacità è attualmente garantita dai sistemi Skyguard dell’Aeronautica Militare e dagli Spada dell’Esercito, entrambi basati sul missile Aspide la cui vita operativa terminerà nel 2021. Un ulteriore aggiornamento del missile Aspide, frutto di un progetto risalente agli anni ’70, è impossibile a causa dell’insormontabile obsolescenza raggiunta da gran parte delle sue componenti e dal degradamento dei materiali, inclusi quelli pirici, che ne impongono la dismissione entro la data prevista. Per la sua sostituzione le Forze Armate italiane hanno scelto il missile CAMM ER, frutto di una collaborazione industriale italo-britannica avviata nel 2011 e oggetto di un requisito urgente che è stato confermato, senza finanziamento, nel Documento Programmatico Pluriennale (DPP) presentato lo scorso anno e che, in base alle informazioni acquisite dall’associazione Laran, dovrebbe essere confermato, questa volta con finanziamento, nel DPP 2019-2021 di prossima pubblicazione. In particolare, a essere finanziata sarebbe la Fase 1 del programma, relativa allo sviluppo del sistema, dal costo complessivo di 95 milioni di euro in 5 anni. La programmazione finanziaria dovrebbe vedere lo stanziamento di 1 milione di euro nell’anno 2019, 10 milioni nel 2020, 15 nel 2021 e i restanti 69 milioni suddivisi tra il 2022 e il 2024.

Sebbene la Fase 1 sia relativa al solo sviluppo del sistema, consentirebbe comunque il conseguimento di una minima capacità d’ingaggio utilizzando i sistemi di preserie prodotti nell’ambito della fase di sviluppo. Tale capacità potrebbe essere disponibile anche prima del 2024 poiché, nonostante l’inerzia della politica che ha già comportato un ritardo di circa 4 anni dalla prevista data di firma del contratto, MBDA Italia ha proseguito lo sviluppo del CAMM ER allocando fondi propri e prevede di effettuare i primi due tiri di prova entro la fine dell’anno.

Appare comunque fondamentale che si giunga al più presto all’avvio del programma da parte del Governo e all’approvazione del Parlamento e che vengano garantite le previste allocazioni finanziarie per tutti gli anni della Fase 1, il cui finanziamento avverrebbe per mezzo delle risorse recate dal Fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e lo sviluppo del paese di cui all’articolo 1, comma 95 della Legge di Bilancio 2019.

Proprio nel ricorso a questo fondo risiede il rischio che il Governo possa successivamente cadere nella tentazione di distogliere parte dei fondi già assegnati al programma poiché la stessa Legge di Bilancio 2019, all’articolo 1, comma 98, prevede la possibilità di revocare gli stanziamenti, anche pluriennali, non utilizzati entro 18 mesi dalla loro assegnazione e la loro diversa destinazione. In pratica se venisse approvato il programma con le modalità di stanziamento sopra indicate i fondi certi a disposizione del programma ammonterebbero a soli 11 milioni (quelli del 2019 e del 2020).
Per questo motivo sarà necessario che il contratto che l’Amministrazione Difesa dovrà assegnare a MBDA Italia sia vincolante per l’intera Fase 1 e non lasci spazio a ripensamenti. Ciò sarebbe importante anche nell’ottica della firma dell’accordo tecnico (l’Implementing Agreement previsto dallo Statement of Intent siglato dai governi di Italia e Regno Unito nel 2016) che regolamenterà, tra l’altro, il trasferimento di tecnologie dal Regno Unito all’Italia e i criteri entro cui saranno condotte le attività di export. Tale accordo – molto vantaggioso per l’Italia visto che comporterà anche il trasferimento in Italia (a Fusaro) della produzione di tutti i seeker dell’intera famiglia CAMM (quindi anche i sistemi britannici e quelli export) – è già definito, ma potrebbe essere modificato se l’Italia non dovesse fornire sufficienti garanzie sul finanziamento del programma.

Anche il fattore tempo non deve essere sottovalutato, e non solo per l’evidente esigenza operativa da soddisfare, poiché se la Polonia, che ha espresso un requisito numericamente molto superiore a quello italiano, dovesse giungere alla firma del contratto prima dell’Italia, divenendo così cliente di lancio, potrebbe ottenere il trasferimento di alcune attività industriali che, attualmente, si prevede di assegnare all’Italia.

Perdere ulteriore tempo, inoltre, significa rischiare di perdere opportunità importanti sul mercato export, opportunità che se colte andranno a beneficio non solo dell’industria italiana (MBDA Italia e Avio in primis), ma anche dello Stato che, avendo finanziato lo sviluppo del sistema, avrà diritto a royalty sui contratti di esportazione, potendo così recuperare parte dei fondi.

Riccardo Ferretti

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