Programmi di ricerca europei: la partecipazione italiana nella Security

Dic 19 2020
Francesco Scialla
La sicurezza dei cittadini è una priorità politica che impegna coloro che la devono attuare a investire risorse, anche immateriali, nella ricerca tecnologica. I dati finanziari di questo settore forniti dalla Commissione Europea classificano l’Italia al secondo posto assoluto fra i paesi del Continente nel periodo 2014-2019: un risultato significativo di cui proponiamo un’analisi.

È sotto gli occhi di tutti che la security, intesa come l’insieme di attività volte a garantire la sicurezza dei cittadini, era e resta una priorità politica importante, a livello sia nazionale sia europeo[1].

Il presente documento intende offrire uno spunto di riflessione su un aspetto interessante e che merita un approfondimento: la ricerca tecnologica nella security. Essa studia soluzioni che produrranno innovazione (cioè prodotti e servizi) che tuteleranno i cittadini e i loro interessi dalle minacce future: la sicurezza di domani si prepara oggi. Nel prosieguo, la tematica sarà affrontata non tanto dal punto di vista tecnologico, quanto piuttosto da quello strategico ad esso collegato.

La ricerca tecnologica è un campo nel quale operano tre attori principali: governo, industria, accademia. In sintesi: il governo, inteso in senso lato, tutela gli interessi comuni e, nel caso specifico, funge da principale cliente, perché è il responsabile della sicurezza (quindi ha anche il compito molto importante di definire le regole della partita); l’industria (non solo grande impresa, ma anche media, piccola e micro impresa) produce i beni e i servizi per il mercato; l’accademia (università e centri di ricerca) fornisce le basi di partenza, essendo depositaria della conoscenza scientifica. Vale la pena di ricordare che non tutto ciò che viene pensato dal mondo accademico è realizzabile industrialmente, in particolare oggi, con la crescente (e condivisibile) attenzione per la sostenibilità e il rispetto della natura.

Volgendo lo sguardo al tessuto economico e produttivo nazionale (l’industria appena citata), osserviamo che abbiamo grandi capacità e che esse, poste in condizioni di esprimersi al meglio, sono altamente competitive sul mercato internazionale. Infatti, i dati resi disponibili dalla Commissione Europea testimoniano che il tessuto produttivo italiano si presenta come solido e in crescita nel panorama europeo. Del resto, come ogni dirigente di azienda sa, la ricerca è un aspetto importante, perché sui suoi risultati si poggeranno le commesse future.

L’impegno della Unione Europea (UE) nel sostenere finanziariamente la ricerca ha avuto inizio nel 1984, con l’avvio del programma FP1 (Framework Programme 1; Programma Quadro 1), è proseguito negli anni (cfr. tabella 1) ed è attualmente in corso col programma denominato Horizon 2020 (periodo 2014-2020), che sarà seguito dal programma Horizon Europe (periodo 2021-2027). Dopo un’azione preparatoria (Preparatory Action) sul tema della security come tema a sé stante, effettuata nell’ambito del sesto programma quadro, a partire dal settimo è sempre stato previsto un finanziamento specifico per la security: in tale programma era l’area tematica – appunto – “Security” (inserita nella “priorità cooperazione”), mentre in Horizon 2020 (i.e.: ottavo programma quadro) è la “Societal Challenge 7 – Secure Societies”, nel pilastro delle sfide sociali. La struttura del nuovo programma (Horizon Europe) è diversa sotto il profilo architetturale: per massimizzare l’efficacia della ricerca tecnologica è stato deciso di incrementare la sinergia fra aree tecnologiche diverse (riconosciuta come importante motore dell’innovazione tecnologica) e, quindi, di accorpare diverse tematiche in gruppi (i cluster). Nel corso della sua definizione sembrava che la security fosse destinata ad essere incorporata in un cluster insieme con altre tematiche, ma alla fine la sua peculiarità è stata riconosciuta e, pertanto, si è deciso di istituire un cluster specifico: il “cluster 3 – Civil Security for Society”.

DENOMINAZIONEANNOBUDGET TOT
(MILIARDI DI EURO)
NOTE
FP11984 – 19873.8//
FP21987 – 19915.4//
FP31990 – 19946.6//
FP41994 – 199813.2//
FP51998 – 200215//
FP62002 – 200616.3Azione Preparatoria per “Security”
FP72007 – 201350.5“Security”
Horizon 2020 (FP8)2014 – 202077“Secure Society” (SC7)
Horizon Europe (FP9)2021 – 2027100 (*)“Civil Security for Society” (Cluster 3)
Tabella 1: storia dei programmi di ricerca della unione europea. Nella colonna note è indicato l’avvio e la stabilizzazione della security come tematica a sé stante.
(*) Il finanziamento per Horizon Europe sarà rivisto alla luce della necessità di modificare il budget europeo in ragione delle scelte fatte per sostenere la EU nella lotta al covid-19 e ai suoi effetti sull’economia dell’unione (fonte: UE, agg. Ott/2020)

Le linee di indirizzo della ricerca per la security operata in EU rispondono agli scopi di combattere il crimine e il terrorismo, proteggere i confini e le infrastrutture critiche, nonché garantire resilienza contro disastri di origine naturale oppure artificiale. Tali argomenti saranno oggetto di un nostro futuro documento.

Con riferimento a FP7 ed a Horizon 2020, uno sguardo più approfondito permette di capire come la Security presenti un’importante e competitiva base (governativa, accademica e industriale) in Italia.

Infatti, a fronte di un posizionamento generale come 5° Stato beneficiario e un ritorno finanziario[2] dell’8,2% dei fondi disponibili in Horizon 2020 nel suo complesso, la nostra nazione ha raggiunto in particolare il 2° posto assoluto in Security (SC7), davanti a Germania, Francia e Spagna, a brevissima distanza dal 1° (Grecia) e con un ritorno finanziario del 10,4%: oltre due punti percentuali assoluti in più del caso complessivo.

La forza della base italiana si è confermata nell’ultimo settennio (2014-2020) rispetto a quello precedente e, anzi, presenta un incremento non trascurabile, come si nota confrontando la Tabella 2 (relativa a Horizon 2020) con l’analoga Tabella 3 (relativa a FP7). Infatti, la quota di finanziamenti assoluti pervenuti in Italia è aumentata (da 131 a 134 milioni di euro) e la percentuale dei fondi totali giunti nel nostro Paese è cresciuta significativamente: non sorprende, dunque, che altrettanto sia avvenuto per il posizionamento nella graduatoria degli Stati. A dimostrazione che il tessuto economico e produttivo coinvolto è non solo forte, ma anche solido e addirittura in crescita, soprattutto sotto il profilo qualitativo. Va tenuto presente, infatti, che i programmi di ricerca europei sono competitivi, aperti a tutto il territorio della UE (ed oltre), con selezioni eque, garantite da regole stringenti sottoposte ai controlli di rappresentanti di tutti gli Stati Membri.

HORIZON 2020 – COMPLESSIVOHORIZON 2020 – DETTAGLIO SECURITY
#STATO% BUDGETFINANZIAMENTO EU (Milioni €)STATO% BUDGETBUDGET UE
(Milioni €)
1Germania158.453Grecia10,7137
2Regno Unito12,36.946Italia10,4134
3Francia11,16.269Spagna10129
4Spagna9,15.123Francia10128
5Italia8,24.639Germania10128
Tabella 2: ritorno finanziario in horizon 2020 (complessivo, cioè relativo a tutto il programma, e specifico per la tematica security). (fonte: UE; agg. Set/2020)

FP 7 – COMPLESSIVOFP 7 – DETTAGLIO SECURITY
#STATO% BUDGETFINANZIAMENTO EU
(Milioni €)
STATO% BUDGETBUDGET UE
(Milioni €)
1Germania15,77.130Germania12161
2Regno Unito15,57.028Francia12161
3Francia11,55.214Regno Unito11,9159
4Italia83.634Italia9,8131
5Spagna7,33.301Spagna8,7116
Tabella 3: ritorno finanziario in FP7 (complessivo, cioè relativo a tutto il programma, e specifico per la tematica security). (fonte: UE; agg. set/2020)

Osservando con più attenzione quali siano le aziende, università, centri di ricerca, ecc. italiani che hanno ricevuto più finanziamenti europei (Cfr. Tabella 4), si nota che ai primi posti si posizionano aziende che lavorano anche con il Ministero della Difesa: Leonardo, Engineering, Selex SI, Vitrociset.

Da un lato, l’ottimo risultato nei programmi di ricerca europei di aziende che operano sia in campo militare sia in campo civile è una dimostrazione pratica del concetto di “dual use”. La medesima tecnologia può essere usata per scopi e applicazioni militari e, mutatis mutandis, per scopi civili: averla sviluppata in un campo, riduce le difficoltà di sviluppo in un altro. In fine dei conti, come osserva l’On. Artini (già vicepresidente della Commissione Difesa della Camera), “si tratta di un successo e di un vantaggio per tutti”.

D’altro canto, la strutturazione di un progetto di ricerca militare non è molto diversa (a livello industriale) da quella di un analogo progetto puramente civile (work breakdown structure, diagramma di Gantt, ecc.), se non nei rapporti con il cliente finale: il mercato militare è un monopsonio, quindi si crea un rapporto sinergico fra industria e (singolo) cliente, mentre nel mercato civile il rapporto è basato su strumenti statistici quali ricerche di mercato, analisi di customer satisfaction, ecc. Il mercato della security civile, in tutto ciò, appare più simile al mercato militare che non a quello civile puro, con il risultato che nel mercato della security civile sono state “agevolate” aziende che operano nel mercato militare. Infatti, l’interlocutore governativo per la sicurezza civile è il Ministero dell’interno. In termini generali, però, tutti i ministeri dell’Interno europei hanno una storia diversa rispetto ai rispettivi ministeri della Difesa. I primi tradizionalmente adottano un approccio reattivo: a fronte della nascita di minacce alla sicurezza interna, viene attivata un’azione reattiva per il contrasto alla medesima. I secondi, invece, hanno tradizionalmente un approccio attivo/proattivo, se non altro per i secoli di aspra competizione internazionale, talvolta spinta dalla volontà di sopraffare il vicino, comunque caratterizzata dall’assenza di regole, a differenza di quanto avviene all’interno di uno stato. Tuttavia, l’alta velocità di sviluppo delle nuove tecnologie e gli effetti della globalizzazione (i.e.: la crescita di relazioni criminali transnazionali, l’accesso facilitato a nuove tecnologie anche oltreconfine, ecc.) impongono un approccio addizionale (un approccio attivo/proattivo) anche nella tutela della sicurezza civile, che non si deve sostituire a quello tradizionale, ma lo deve affiancare e integrare per trovare “in tempo reale” soluzioni a una nuova varietà di minacce “technology-based”.

La prontezza italiana (in altri contesti denominata “fantasia”) si è ritrovata anche nei risultati di cui sopra: il successo in FP7 e in Horizon 2020 discende anche da un adeguato dinamismo governativo, del nostro Ministero dell’Interno in primis. Da questo punto di vista, per dare una sempre maggiore sicurezza ai cittadini sarà importante presidiare il confine fra mondo militare e mondo civile e ottimizzarvi lo scambio osmotico, o – per meglio dire – lo scambio controllato. L’ottimo posizionamento generale dell’Italia in Horizon 2020-SC7 (Security civile) appare riconducibile anche all’opera della delegazione che rappresenta l’Italia nello specifico Programme Committee, in accordo con le norme della “comitology”[3] e che è composta da rappresentanti del mondo della ricerca e del mondo governativo, in particolare del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa[4]. La scelta è nata come risposta italiana alla Commissione Europea che intendeva coinvolgere sempre di più gli End Users, interpretando in questo modo la volontà di ridurre il gap fra ricerca e innovazione, cioè il “mercato”, che per la security civile è molto particolare, perché essenzialmente costituito da enti pubblici. Quanto meno, tale strutturazione italiana ha incrementato, in modo formale e informale, la base accademica e industriale italiana interessata, mettendo maggiormente in collegamento mondo militare e mondo civile.

In ultima analisi, si ritiene opportuno mantenere un approccio interministeriale nella rappresentanza italiana al comitato di programma Horizon Europe cluster 3. Inoltre, andrebbe individuata la soluzione migliore per coinvolgere anche l’attore industriale, in modo generale e non a livello di singola azienda.

Infine, se produrre sicurezza è un’importante priorità politica, allora il tessuto italiano che la produce e che la produrrà merita un sostegno: in termini politici e in termini finanziari (a livello nazionale), per esempio con un programma di ricerca italiano focalizzato sulla sicurezza civile.

HORIZON 2020 – SC7FP 7 – SECURITY
#BENEFICIARIOFINANZIAMENTO UE
(Milioni €)
BENEFICIARIOFINANZIAMENTO UE
(Milioni €)
1Engineering12.4Selex SI19.4
2Leonardo6.1Vitrociset5.7
3CNR4.6ENEA4.8
Tabella 4: primi beneficiari italiani nei programmi di ricerca europei per la componente “security”. Le aziende evidenziate in blu sono anche fornitori del ministero della difesa (fonte: EU; agg. Set/2020)

[1] Con tale valore si intende la somma di tutti i finanziamenti effettivi che la UE eroga a favore di aziende, università, centri di ricerca ecc. con sede legale in Italia.

[2] A titolo di mero esempio, riporto di seguito un estratto della “EU Security Union Strategy “ (COM 2020/605 final, del 24.07.2020), riferita al periodo 2020-2025 e successiva alla European Agenda on Security (2015-2020): “La sicurezza non solo è fondamentale a livello personale, ma protegge anche i diritti fondamentali e costituisce il fondamento per la fiducia e il dinamismo nella nostra economia, nella nostra società e nella nostra democrazia”.

[3] Regulation No 182/2011) of the European Parliament and of the Council laying down the rules and general principles concerning mechanisms for control by Member States of the Commission’s exercise of implementing powers.

[4] Il mondo industriale ha sempre difficoltà a partecipare agli organi di governo dei programmi di ricerca europei, per le rigide regole contro il conflitto di interessi.

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